Il BLOG di Flavio Meroni

CALCIO.

Ovvero: come subire le proprie o altrui disgrazie compiacendosi d’averle, in cuor suo, già da tempo previste.
Va subito detto che, a chi si diverte a questo gioco, il nostro paese
si premura negli ultimi tempi d’offrire parecchie occasioni
d’esercizio: dalle previsioni sugli effetti del traffico stadale del
San Gottardo a quelle sull’andamento di una certa economia, da quelle
sugli effetti della « linee guida » per il nostro turismo a quelle sul
degrado del paesaggio e dell’ambiente cittadino.
Nonostante tante altre facili occasioni di soffrire, sulla vicenda del
FC Lugano, scoppiata quasi per caso a seguito della scomparsa del suo
Presidente, si sono buttati in parecchi, anche dalle colonne di questo
quotidiano. E alla gravità delle rivelazioni di oggi fa solo riscontro
la generalità -con l’eccezione del settimanale area, se non sbaglio-
dei silenzi di ieri. Non sarà mica stata una congiura di quelle poche
migliaia di tifosi bianconeri che frequentano Cornaredo a cucire le
bocche di tanti altri !
Ma l’attenzione non pare essersi riaccesa solo sui miracolistici
bilanci del Club luganese : si va a cercar, evidentemente trovandoli,
esempi analoghi oltralpe e si scoprono d’un tratto tutti gli
aspetti  negativi del cosiddetto « sport d’élite ». Politici e
addetti ai lavori -almeno quelli nostrani che partecipano ai dibattiti
improvvisati sull’argomento- su questo sembrano comunque essere tutti
più o meno d’accordo: lo Stato deve creare  le « condizioni quadro
» per l’esercizio delle attività sportive, quelle d’élite comprese, ma
non andar oltre. Soprattutto, precisano certuni, evitare che i soldi
pubblici servano all’ingaggio di professionisti superpagati. Un po’
come se Bellinzona condizionasse l’utilizzo dei suoi contributi al
Festival del cinema di Locarno chiedendo che vengano esclusi i film e
la partecipazione delle star hollywoodiane. Qualche « bambela »
leghista ne approfitta intanto per fare il solito salto della quaglia e
s’affretta a chiedere nuove sovvenzioni per il settore dalle
casse…bernesi.
Questo irrompere dell’etica dell’uguaglianza anche nello sport,
comunque, sarà forse comprensibile in un contesto esacerbato dalle
polemiche sui superstipendi e superconsulenze distribuiti anche alle
nostre latitudini, fa però francamente sorridere. In questo momento, da
parte di chi non è tifoso, ma magari sportivo, e che pensa d’avere a
cuore il rispetto delle leggi e la crescita sociale di questa Città, ci
sarebbero invece alcuni altri temi su cui riflettere, prendendo spunto
da questa brutta vicenda senza drammatizzare impropriamente lo
scivolone del FC Lugano.
Varrebbe la pena, per esempio di soffermarsi a riflettere sulla
dinamica senz’altro positiva di “incoraggiamento” esistente fra sport
di massa e sport d’élite, probabilmente la più forte e certamente non
la più deleteria fra quelle che esercita lo star system  sulla
nostra società.
Va presa in dovuta considerazione anche l’attività organizzata per i
giovani dal Club medesimo, non solo intesa come “vivaio” per la prima
squadra, ma valorizzandone la preziosa funzione sociale, formativa e di
sano impiego del tempo.
Da sinistra a destra dell’arco delle sensibilità politiche cittadine,
si dovrebbe anche tenere in dovuto conto l’aspetto popolare sia dell’«
andare allo stadio » che del « tifo » stesso, fenomeni carichi anche di
valori di socializzazione preziosi in un’epoca di indebolimento
d’identità della nostra comunità locale e di difficile integrazione di
sempre più numerosi lavoratori stranieri residenti da noi.
Non andrebbe infine assolutamente sottovalutato il notevole potenziale
simbolico veicolato da una squadra sportiva cittadina di successo, come
comunque rimane “il Lugano”. Non è affatto opportuno scordarselo,
soprattutto da noi di questi tempi, con parecchie cose che non girano
più nel verso giusto, sia per l’immagine della Svizzera che per quella
della Città, e che probabilmente renderanno necessari notevoli sforzi
d’immaginazione e d’investimenti per essere raddrizzate. Da qui, anche,

la necessità di lasciare la giustizia fare interamente il suo corso, ma
contemporaneamente di lavorare sin da subito al recupero e rilancio di quel che rimane del Club cittadino.

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