CAMPANILISMO.
È con un misto d’incredulità e rassegnazione che si reagisce alle
recenti idee espresse da addetti al lavoro locali e politici federali
per far fronte alla crisi del nostro turismo. Quando si arriva a
proporre politiche « del sorriso » e nel contempo si ha la sfrontatezza
di suggerire l’azzeramento dei sussidi federali per il settore, si ha
l’impressione d’essere arrivati proprio « alla frutta ». E questo, nel
paese che proprio del turismo ha saputo fare un’industria, anche
d’esportazione !
Dick Marty, Presidente di Svizzera Turismo, intervistato da Swissinfo
alcuni gioni fa, giustamente s’indignava e sottolinea invece
l’importanza del marketing per rilanciare il nostro “meraviglioso”
paese.
Ma non l’abbiamo sempre fatto? Forse no o non bene. Ho l’impressione,
per esempio, che le “opportunità” di rispondere a una diffusa domanda
di sicurezza offerteci dagli attentati dell’11 settembre e dalla SARS
asiatica ce le siamo ampiamente fatte sfuggire. Ricordo persino che una
campagna pubblicitaria nella vicina Italia fu annullata perchè
giudicata inopportuna in quei frangenti.
Se ne trae l’impressione che il marketing del nostro paese continui a
essere troppo autoreferenziale e non sufficientemente tattico. È
probabilmente vero che i turisti che continuano a venire da noi si
dichiarino soddisfatti; ma quello che ci dovrebbe soprattutto
interessare è che cosa pensano quelli che da noi non ci vengono affatto
e quello, in particolare, che cercano i nuovi turisti « globali »,
Cinesi, Russi, Indiani, per esempio.
Quand’è che l’autocompiacimento, che curiosamente continua a
contraddistinguere il nostro elvetico approccio alla realtà esterna, ci
permetterà, in particolare, d’anteporre al perfezionamento della nostra
offerta turistica una più intelligente attenzione alla domanda
esistente? Quand’è che adotteremo una vera politica turistica basata
sulla risposta alle nuove richieste, quelle vere, e magari diverse
dalle nostre certezze?
Quante altre estati torride dovranno passare, quante guerre e attentati
ed epidemie dovranno scoppiare nel mondo, fino a quanto dovrà
rivalutarsi l’Euro, perchè siano infine riunite le condizioni perchè
anche la Svizzera e il Ticino possano approfittare di una domanda
turistica a noi favorevole?
Anche nel marketing turistico dovrebbe esistere la tattica e non solo
le grandi strategie per rispondere alle nuove domande, una sorta di
just in time per approfittare per tempo delle diverse richieste e
tendenze del momento.
Anche un po’ di fantasia e di novità non guasterebbero :
tendenzialmente incuriosiscono tutti. A questo proposito, è senz’altro
giusto e forse anche utile andare a presidiare con i nostri stand
promozionali le fiere internazionali del turismo. Anche per la nostra
industria turistica, tuttavia, sarebbe forse venuto il momento di
lasciar entrare un po’ d’aria fresca direttamente nei suoi organismi ed
enti vari, smettendola, per esempio, come suggeriva proprio Marty già alcuni anni fa, con la
pratica corrente di cooptarne i responsabili per ragioni altre che le
loro comprovate qualità professionali.
In quale altro settore economico strategico per l’economia del paese ci
si continuerebbe a comportare in modo così miope davanti a una crisi di
cui non si può prevedere la fine? Già alcuni viaggiatori dell’’800
avevano intuito che la gente dalle nostre parti non aveva il senso
dell’ospitalità nel sangue ma che, ciò nonostante, ne aveva saputo fare
un mestiere. Probabilmente è venuto per noi il momento di smettere di
pensare che le nostre doti umane e le nostre bellezze naturali ci
autorizzano a non confrontarci più attentamente con le esigenze e i
gusti del resto del mondo.