Il BLOG di Flavio Meroni

ITALIANITÀ.

E
se, oltre al traffico del San Gottardo, i nostri confederati, da
ambedue le parti del Röstigraben, avessero deciso di prendere anche
l’intero Canton Ticino con il “contagocce”?
L’inaspettato modo in cui il Direttivo del Ps nazionale ha liquidato la
più che mai legittima candidatura di Patrizia Pesenti alla successione
di Ruth Dreifuss la dice lunga su chi si sente rappresentato da chi nel
nostro Paese. Questa possibile perdita di significato del nostro
Cantone, forse non a caso, si manifesta proprio in una fase in cui il
sole sembra brillare meno forte nei nostri cieli, con turisti e
capitali sempre meno attratti dalla « destinazione » Ticino.
Un simile dubbio sulla nostra reale consistenza di « cerniera » verso
il Sud dell’Europa affiora chiaramente anche nell’introduzione al
supplemento che ha appena consacrato la Neue Zürcher Zeitung al Ticino
e all’Insubria. Non tanto perchè noi Ticinesi sfigureremmo davanti alla
potenza economica e culturale dei vicini Italiani, semmai perchè
saremmo ormai troppo lontani dai nostri referenti bernesi !
Chi l’avrebbe detto che, proprio nel momento in cui maggiormente il
nostro ruolo di Sonderfall nel grande Sonderfall svizzero ci diventa
più prezioso, esso perda d’attrattività e si svuoti di contenut, sia
globali (turismo e finanza) che locali (rappresentanza
politico-economica). Dove andare a cercare nuove o comunque vitali
ragioni d’essere della nostra italianità elvetica ? Cosa fare,
soprattutto, per evitare di « contarcela su » fra di noi, dimenticando
bellamente di verificare se al di là dei nostri confini qualcuno sia
ancora attratto dai nostri discorsi. Quelli, per intenderci, fatti
d’efficienza dei servizi, di varietà del nostro paesaggio, di
testimonianze culturali diffuse, di un luogo ideale perchè è un po’ di
tutto.
Probabilmente, è da una verifica serena e realistica di tutto ciò, che
bisognerebbe partire. Vedere in che misura  questi, che potrebbero
anche essere diventati vuoti slogan o cliché, sono ancora validi o
percepiti come tali all’esterno. Perchè, quello che sembra certo è che
non funzionano più come prima e, possibilmente, bisognerebbe presto
andare ad preoccuparsi della metà vuota del bicchiere e non solo
compiacersi di quella -ancora- piena. Vedi, per esempio, la curiosa
metodologia adottata dall’ETT per le sue indagini, condotte tramite il
suo sito e incentrate sulle ragioni dei turisti che già vengono da noi,
verosimilmente, soddisfatti di passare le loro vacanze in Ticino !
Neppure molto utile sarebbe piangere sulla cattiva sorte della nostra
economia, sia che essa porti il nome di un ministro berlusconiano o sia
formulata nell’incerto italiano di Locarno Monti : non c’è nè “decreto
Tremonti” nè alcuna pessimistica previsione metereologica che tengano,
in un aperto e professionale confronto internazionale. Se crediamo,
come crediamo, negli aspetti positivi della globalizzazione, non
possiamo che cercare di battere la concorrenza sul piano della qualità
e dell’intelligenza.
Ciò significa andare oltre le nostre nuove monoculture indigene -fatte
di private banking  e grottini genere Mövenpick- e portare,
verosimilmente, tutta l’attenzione su un’offerta dello « stare bene »
tutta nostra, comunque decisamente meglio di come si troverebbe
altrove. Questa nuova cultura o « missione » dovrebbe allargarsi a
tutti gli aspetti della  nostra vita quotidiana e della nostra
società, con contenuti innovativi valorizzanti l’esistente, fino al
punto di rimetterlo completamente in questione : a trarne vantaggio
sarebbero gli abitanti stessi, primi clienti del loro paese. Si pensi
ai lungosenna, trasformati d’estate in spiagge sabbiose con ombrelloni
e sdraio dalla municipalità parigina!
Resta poi da chiedersi se, oltre a subire le conseguenze di qualche
fenomeno esterno che non possiamo controllare, alcune reazioni negative
non le siamo andati a provocare noi stessi. Anche i Radicali italiani
di Pannella non sono mai stati così noti all’estero come ai tempi di
Cicciolina ; poi, non a caso, sprofondarono elettoralmente. Similmente,
mai tanta attenzione è stata prestata alla rappresentanza parlamentare
ticinese e agli aspetti folkloristici della nostra politica locale come
da quando abbiamo scelto una pornostar a rappresentarci nel parlamento
cantonale. È però lecito pensare che questo genere di curiosità,
piuttosto che qualche fattaccio che ha visto in questi anni
particolarmente coinvolta la nostra piazza contribuiscano
all’identificazione dell’intero Paese con l’immagine che talvolta diamo
di noi stessi. C’è così da scommettere che qualche specialista di
ricette bernesi il Ticino lo preferisca usare proprio come diceva
l’Artusi : Q.B., quanto basta, e non una volta di più !

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