Il BLOG di Flavio Meroni

La Questione Morale

Sappiamo da Machiavelli in poi che la politica è diversa dalla
morale. Secoli dopo si è stabilito che anche l’economia è diversa dalla
morale. Ma la distinzione tra etica, politica ed economia distingue tra
sfere di azione, tra campi di attività. In concreto, e a monte di
queste differenziazioni, esiste la singola persona umana che non è
trina ma soltanto una, e che può variamente essere una persona morale,
amorale o immorale.
E quando si dibatte la «questione morale» è di
questo che si dibatte, è da qui che si deve partire. Le persone morali
sono tali in tutto: anche in politica e anche in economia. Le persone
amorali non promuovono il bene ma nemmeno si dedicano al male, anche
perché sono fermate, nel malfare, da freni interiorizzati. Invece le
persone immorali ridono dei cretini che credono nei valori e non sono
fermate da nulla (o soltanto dal pericolo di finire in prigione). Per i
primi non è vero che il fine giustifica i mezzi. Per i secondi il fine
può giustificare qualche mezzo scorretto, ma non tutti. Per le persone
immorali il fine di fare soldi o di conquistare potere giustifica
qualsiasi mezzo: non c’è scrupolo, non c’è «coscienza » che li fermi.

Mio padre era un industriale il cui stabilimento venne distrutto dal
passaggio della guerra nel 1944.
Lui si incaponì nel tentativo di ricostruirlo per non lasciare i suoi
operai — circa 400, che conosceva uno per uno — sul lastrico.
Quel
tentativo non poteva riuscire e difatti fallì. È che mio padre era una
persona perbene, e io lo rispetto per questo. Ma è di tutta evidenza
che per i vari Ricucci, Gnutti e Fiorani mio padre era soltanto un
fesso. E ai loro occhi lo sono sicuramente anche io, visto che anche io
cerco di essere una persona perbene.
Tanto le persone perbene quanto le
persone «permale» esistono sempre e ovunque. Ma la crisi dell’etica
che contraddistingue il nostro tempo ne ha modificato le distribuzioni.
I perbene diminuiscono, i «permali» crescono. Inoltre i perbene restano
a terra, i «permali» salgono e comandano. Infine sta sempre più
dilagando un intreccio perverso tra economia e politica. E la questione
morale è la denunzia di questo andazzo.

Ma perché scoppia ora? E perché
la questione morale è più grave in Italia che altrove? Scoppia ora,
rispondo, perché tardi è meglio che mai; e scoppia ora perché i
neo-pescecani di assalto del capitalismo speculativo sono finalmente
stati scoperchiati. Finora i vari Ricucci, Fiorani e Gnutti l’avevano
fatta franca; ma ora sono indagati per insider trading, aggiottaggio,
falso in bilancio, falso in prospetto, abuso di ufficio, e altro
ancora. Aggiungi l’aggravante che su tutto questo andazzo aleggia
l’ombra lunga e sempre sospetta di Berlusconi.

Il cattivo esempio e il
contagio vengono da lui. Come scrive Ilvo Diamanti su Repubblica, con
il berlusconismo non c’è più «scandalo che riesca a scandalizzare», ed
«è dilagato un profondo disincanto. La convinzione che tutto è lecito.
Basta non farsi scoprire. L’evasione fiscale… il ricorso alle
relazioni informali e amicali. In ogni campo, in ogni occasione. Il
senso cinico ha avvolto e logorato il senso civico». Il che ci lascia
con «un Paese soffocato dal sottobosco, con la città cinica retta dalla
tribù dei più furbi».
Non si potrebbe dire meglio. Il nostro è ormai un
Paese sporco, molto sporco.

Sono un moralista? Sì, ma non perché faccio
confusione tra etica e politica; lo sono in quanto sostengo che deve
esistere una moralità politica e, alla stessa stregua, una moralità
economica; e che in tutti i settori della vita associata devono
esistere regole che le persone perbene rispettano. Appunto, le persone
perbene.

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