Parliamo così noi ticinesi
Noi ticinesi parliamo per
direzioni. È tutto un “qua e là, lì e su e giù”, con qualche aggiunta di “fuori
e dentro”. Sarà per questo che siamo
facilitati nell’apprendimento dell’inglese. Anche per gli anglofoni,
soprattutto gli americani, è tutto un pick up, pull off, put on… push in, take
away.
A noi viene naturale. Traduzione spontanea dal
dialetto: “prender su il giacchettino, tirarsi fuori gli stivali, far là due
uova. E già che sei dietro, metti dentro un po’ più di pinoli nella torta, che
poi guarda fuori meglio”.
Parliamo così noi, un po’ per davvero e un po’ per ridere. E ci capiamo
benissimo, ci mancherebbe. Parliamo così a casa e si parla così anche alla Tsi,
quando si fanno i programmi “per la gente”. Certo non nel telegiornale.
Immaginate il presentatore che esordisce: “La scorsa settimana il Milan le ha
prese su dal Thun”….
(Magari succederà davvero, che faccia “farebbe su” Berlusconi?)
No, in quei programmi dove è importanti star vicino agli spettatori anche con
il linguaggio. Maestra è senza dubbio la Carlina Norgauer, ma anche Eugenio
Jelmini non scherza. «E quanto tempo sta lì?», chiedeva la simpatica
presentatrice al cuoco che aveva preparato davanti alle telecamere un bel pesce
in carpione. «Oh, in frigo parecchi giorni», aveva risposto il cuoco senza
dubbio di fraintendimento. Se fosse stato italiano magari avrebbe risposto:
finché qualcuno non se lo mangia.
Mi è anche capitato di vedere qualche faccia divertita, o nei casi più criptici
di traslazione dal dialetto, qualche sguardo interrogativo da parte di amici
italiani, pardon “della vicina penisola”. Specialmente quella volta, quando un
notorio noioso ci aveva arringato per mezz’ora. Appena voltato l’angolo il
commento è stato: “quello lì è uno specialista a inviar via cotelette!”
A proposito, mi è venuta fame. Dai, fai là un salto al tekaway e porta qua
qualcosa da mangiare. Macché tekaway. Venite su voi da me in montagna a
mangiare la polenta. Ho fatto fuori una casetta in montagna che me la invidiano
tutti. Ci ho messo dentro anche un bel caminetto, così quando fa brutto stiamo
lì al caldo a giocare alle carte. Le carte, che bello! Ma le dai fuori tu o le
do fuori io? Le do fuori io già! Tu metti là l’acqua che ci beviamo un bel
terino. Scalda giù. E i biscotti? Ci sono anche quelli. Li ha portati su la Pina.
È venuta su ieri con qua una spesa… le ho detto: guarda che non stiamo
mica qui
un mese. Piantala lì, mi ha risposto. Ormai fa quello che vuole.
Pazienza! Tira
qua i biscotti va’. E il Mario quest’anno non è venuto su? No, ormai
studia in dentro. Ci tenevo, gli ho detto: dai che mi dai una mano a
fare là un po’ di
legna…
Fra un po’ fa il diploma. Gli ho mandato una letterina con dentro un paio di
cento franchi che quando la legge mi picchia via una caragnata dall’emozione. È
un bravo ragazzo. Tira dietro al suo papà!