Il BLOG di Flavio Meroni

PARTITOCRAZIA.

La riflessione di Saverio Snider nel CdT del 4 aprile scorso evidenziava
l’inedeguetezza dei nostri partiti politici per quanto riguarda le capacità di
aggregazione e propositiva nei confronti della popolazione. Nella fase attuale
di sviluppo politico e sociale, la loro diminuita capacità di mediazione
sfocerebbe necessariamente in «scontri
duri» (e sterili) nei parlamenti e in consultazioni popolari dall’esito, non a
caso, plebiscitario.
Ne va, per dirla brutalmente, della capacità
stessa dei partiti di rappresentare il «paese reale», traducendo in politica
-l’arte del possibile- i bisogni e il sentire comune.
A un osservatore attento delle vicende di
casa nostra, non sfugge a questo proposito un’inevitabile contraddizione che
sembrerebbe accompagnare la trasformazione politica che conoscono da anni ormai
le nostre istituzioni.
Se viene difficile nel paese a più ampio
tasso di democrazia diretta che è il nostro parlare di «partirocrazia», c’è
però senz’altro stato da parte dei partiti un -per alcuni d’essi, ossessivo-
bisogno di occupare ogni frangia di attività pubblica. Credo che la
lottizzazione di tutto quanto è convenientemente spartibile sia ormai diventata
una regola acquisita e tacitamente accettata da tutti. Fra i preziosi equilibri
e le regole non scritte della democrazia elvetica, noi avremo probabilmente
saputo portare alle sue ultime
conseguenze almeno questa.
Non so se bisogna andarne particolarmente
orgogliosi; soprattuto osservando, per l’appunto, quali sono le ultime
conseguenze di tale agire.
Per rendersene conto basterà ricordare a
titolo d’esempio alcuni aspetti della polemica -simile ad altre scoppiate anche
a livello nazionale- sul mandato d’oro affidato al direttore dell’ETT dal suo
Consiglio d’amministrazione. Nell’ordine, ma assolutamente complementari anche
se di segno opposto: rivelazione della vicenda all’opinione pubblica da parte
di area, organo del PS e dei
sindacati; interrogazione al Consiglio di Stato del deputato Malpangotti, di
FeL, non rappresentato nell’ETT; difesa d’ufficio dell’operato dell’ETT da
parte della sua presidente nonché responsabile del Dipartimento finanze ed
economia, priva per altro del sostegno del Governo; interrogazione del deputato
Pantani, della Lega, personalmente non
membro dell’ETT; difesa d’ufficio del Consigliere nazionale Maspoli, della
Lega, membro però del CdA dell’ETT; critiche
aperte da parte del medesimo Pantani all’operato di Maspoli e
dissociazione anche del Presidente del
Partito Bignasca, personalmente assente dall’ETT; lungo dibattito in Gran
Consiglio, su richiesta dalla capogruppo del PS Carobbio Guscetti,
personalmente non membro dell’ETT; intervento della deputata Canonica, del PS
ma membro del CdA dell’ETT, che ne difende l’operato parlando di
«strumentalizzazione politica»; approvazione da parte dell’assemblea dell’ETT
delle scelte del suo CdA e simultanea proposta dal parte della sua presidente,
nella sua veste di direttrice del DFE, di aumentare gli investimenti per il
settore.
Il filo rosso che lega strettamente questa
esemplare vicenda e altre di questi tempi è effettivamente, come sembra
suggerire Snider, quello di una sorta di “partitocrazia debole”. Questo
sistema, in particolare, pratica sì la lottizzazione, ma, attraverso essa, non
riesce ormai più -forse a causa dell’indebolimento del dibattito ideologico a
favore del confronto d’interessi- a controllare sempre, «politicamente», i suoi
mandatari nelle varie istanze. Saremmo quindi di fronte a una diffusa
personalizzazione del potere con, per di più, frequenti manifestazioni di un
certo fastidio verso le rispettive
«truppe da combattimento». Gli esempi non mancano davvero, dall’esecutivo
cantonale fino a quelli comunali e trasversalmente lungo tutte le vene del
potere pubblico.
Stupisce quindi un poco lo stupore di quei
politici che scoprono con mesi o anni di ritardo quanto approvato dai
rappresentanti dei loro stessi partiti, che magari si definiscono di preferenza
difensori degli interessi del popolo o della gente. Che dire poi, sempre nel
medesimo ordine d’idee e rimanendo in tema ETT, di un membro del suo CdA e per
di più incaricato personalmente di valutare il lavoro del direttore/consulente,
che può permettersi di dichiarare
candidamente di non partecipare di regola ai suoi lavori a causa dell’esiguità
del gettone di presenza? E del fatto -che un giorno andrà pure chiarito a chi
crede ancora che non è giusto che il
controllato sia anche il controllore- che da un lato s’invocano le virtù delle
privatizzazioni degli Enti e dall’altro si occupano contemporaneamente le
poltrone di direttore del Dicastero di riferimento e quella di presidente
dell’Ente in questione?

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