Il BLOG di Flavio Meroni

PROGETTUALITÀ.

Quando l’UE parlò un paio di anni fa d’introdurre le prime misure di
trasparenza fiscale, da noi ci fu la scontata levata di scudi a difesa
del segreto bancario, ma -forse saggiamente- non ci si è voluti
allarmare più di tanto, fidando ancora una volta sostanzialmente nello
storico vantaggio competitivo internazionale della piazza finanziaria
svizzera. L’idea messa innanzi fu quella, sempre buona, della «
Svizzera rifugio » di capitali perseguitati nel mondo dalle rispettive
autorità statali.
Poi è arrivato a sorpresa lo « scudo  fiscale» del ministro
berlusconiano Tremonti, formidabile condono di capitali in fuga per i
più svariati motivi, e di nuovo abbiamo prudentemente evitato di
fasciarci la testa prima di ricevere i colpi. Anzi, un coro di addetti
al mestiere nostrani si è affrettato a predirci che il rientro in
patria avrebbe interessato pochi punti di percentuale di un ammontare
totale di  « accantonamenti » di origine italiana, che tutti si
sono accordati nel valutare a 360 miliardi di franchi.
Ma qualcosa non sembra più funzionare come prima, al di là del tono
volutamente rassicurante di tante dichiarazioni di segno sovente
opposto, sia dall’una che dall’altra parte del confine. Non si
conoscono ancora che alcuni significativi dati sul rimpatrio, ma già
due accorti conoscitori della piazza luganese come il sindaco Giudici e
il municipale Bignasca chiedono una tregua sul fronte degli sgravi
fiscali, giusto « per vederci meglio ». Un diffusa ma forte ansietà si
diffonde nelle marmoree pareti dei nostri istituti bancari e nella
costellazione di fiduciarie nate in città, mentre i più attenti (o
esposti) gestori già fanno i bagagli e seguono magari i capitali loro
affidati al di là della frontiera. Da qui a chiedersi se la crepa
creatasi nel nostro pingue sistema economico cittadino non stia
diventando una falla incolmabile ci vuole veramente poco. Qualche
commentatore ammette così, che gli anni delle vacche grasse
appartengono ormai al passato e invoca, non si capisce perchè solo ora,
un ritorno a una concezione più « morale » del nostro agire pubblico.
Alcuni, intanto, si stanno già consolando con la rinnovata attenzione e
premura mostrata dalle banche nei confronti  della clientela
nostrana e le sue necessariente meno “sofisticate” richieste di
servizi. Altri avranno adesso la piacevole occasione di scoprire che
il  private banking  è meno inaccessibile ai comuni mortali
di quanto ci avevano fatto credere negli anni in cui « segmentare la
clientela e i servizi » era diventato il motto di ogni istituto di
rango. Resta purtroppo l’impressione che qualcosa della Lugano -e
verosimilminte del Ticino- ai quali ci eravamo abituati e in cui ci
eravamo sempre più adagiati se ne stia andando per sempre.
Ma era vera gloria o solo immaginazione ? Era qualità di servizi e
professionalità bancaria o manna caduta dal cielo che è bastato
raccogliere e conservare con cura? Senz’altro c’era dell’uno e
dell’altro ; e non possiamo ovviamente contare sull’obiettività dei
nostri clienti d’oltre frontiera, che starebbero d’altronde rompendo
precipitosamente i ranghi, per verificare il grado di gradimento circa
i servizi effettivamente ricevuti.
Certamente abbiamo saputo approfittare dell’occasione presentatasi e
crearci un’immagine di piazza finanziaria -fatta di luci e ombre- che
ha contribuito, fra l’altro, quanto nessun altra alla prosperità delle
nostre finanze cittadine. Tenuto conto del mutato quadro
internazionale, ora potremmo concentrarci sui capitali « ufficiali » o,
come hanno invitato a fare i gestori ticinesi di patrimoni proprio su
queste colonne, prendercela con i fiduciari che operano liberamente
sulla nostra piazza dall’estero. Nessuno sfugge però alla sensazione
che non si potrà più a lungo campare di rendita. Il momento è quindi
più che mai opportuno per domandarci come si svilupperà nel futuro la
nostra città e quali sono le risorse che ci converrà valorizzare per
permetterle comunque di continuare la sua crescita.
Un po’ meglio, speriamo, di come si tenta attualmente di fare per il
turismo a livello cantonale sulla falsa riga del Libro Bianco
commissionato a suo tempo dalla Direttrice del Dipartimento delle
finanze e dell’economia, andrebbe colta quest’occasione per rilanciare
la Perla del Ceresio. Capire quali sono i suoi caratteri vincenti,
quelli che meglio rispondono ai bisogni della sua popolazione e
contemporaneamente alle aspettative del suo mondo di riferimento. Cioè,
in primis, il Cantone tutt’intero, che guarda tutt’ora a Lugano come a
un polo d’attrazione economico-finanziaria unico. Poi, l’Insubria, che
potrebbe diventare finalmente una dimensione di crescita economica e
culturale da considerare seriamente in tutte le sue innumerevoli
potenzialità.
Sono tuttavia la dimensione e la valenza internazionali della città che
vanno ad ogni costo preservate : ce le siamo bene o male sapute
conquistare e trasformare anche in savoir-faire commerciale, turistico
e fors’anche culturale. Si tratta ora di consolidare questa esperienza,
recuperarne realisticamente i punti che ci siamo abituati a considerare
« forti » della nostra offerta  cittadina e andare a verificarne
il gradro di accettabilità da parte dei nostri « pubblici dei
riferimento », finanziari, turistici, sia quelli residenziali che i
pendolari, ecc. Quest’esercizio è bene ricordarlo, varrà però solo
nella misura in cui è condotto con realismo e rinnovata creatività.
La nostra Università, per esempio, oltre che arricchire verosimilmente
il contesto socio-culturale cittadino, cosa peserebbe se tentassimo di
ringiovanire e « ispessire » grazie a essa l’immagine di Lugano?
Tutte le attività di balneazione, sportive e di svago praticabili nel e
attorno al Ceresio, non produrrebbero, se non altro perchè si tratta
di  un lago al Sud delle Alpi, un maggior interesse se il suo
ambiente fosse più attentamente protetto e promosso con un marketing
più mirato? 
Quali potrebbero essere i nuovi spazi  economici generati da uno
sfruttamento sinergico delle strutture alberghiere e di quelle
fieristico-congressuali cittadine, presenti e future, legandole, per
esempio, alla tradizione bancaria locale piuttosto che a settori nuovi
come quello « salute e benessere », che, almeno a prima vista, possono
parerci congeniali.
E come inserire dinamicamente, infine, il rilancio del Kursaal e le sue
nuove attività in un contesto turistico sempre meno elitario e in un
centro cittadino notturno che sonnecchia la maggior parte dell’anno non
appena si chiudono gli sportelli?
Va quindi  ricordato che per “riposizionare” la Città e, in
particolare, il suo turismo, ci si  dovrebbe fare delle idee ben
chiare sulla sua situazione attuale e le sue potenzialità rispetto alle
domande dei suoi cittadini e alle aspettative dei suoi visitatori. Il
rilancio della Lugano turistica, in particolare, richiede finalmente un
approccio globale e coraggioso, di “cultura”, che dovrebbe entrare a
far parte integrante della “missione” della Città e permeare, in
particolare, tutte le decisioni dei suoi responsabili pubblici e
privati.

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