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Caro Flavio,
complimenti per l’intervento su Lugano!
Ti mando due mie riflessioni e un cordiale saluto.
Leggendo i giornali delle ultime settimane appaiono titoli che accostano con insistenza il tema delle fusioni e quello della gestione del territorio. “Terrritorio, cuore dell’aggregazione” - “Fusione rima con boom edilizio?” - “Tra identità e territorio” - “C’è chi teme per le conseguenze nella gestione del territorio. Mendrisio però rassicura: non ripeteremo gli errori di San Martino” ecc…
Il tema è chiaramente importante e centrale per tutto il Ticino ma lo è ancor di più per il Mendrisiotto, che con maggior evidenza subisce le conseguenze d’un traffico intenso e nel contempo d’una urbanizzazione scoordinata e aggressiva. Di fronte a questo, il progetto di piano direttore, che pur contiene indicazioni interessanti, se non sostanziato da interventi legislativi concreti arrischia di rimanere quadro di riferimento inefficace.
Si ha dunque un bel parlare di passaggio dalla semplice conservazione del territorio alla sua valorizzazione e promozione. Quando gli effetti della “conservazione” non sono stati per niente brillanti le altre due parole possono giustamente insospettire e inquietare. Sono preoccupazioni espresse tempo fa da Tita Carloni e che in qualche modo rinascono con forza nel momento in cui si parla di fusioni. Quali dinamiche metteranno in atto lo sviluppo dei poli oltre a più vistosi disequilibri tra centri e periferie come è chiaramente apparso dai recenti dati pubblicati dalla sezione degli enti locali? Si produrrà un innalzamento dei costi dei terreni con parcellizzazioni eccessive delle proprietà e con una qualità edificatoria sempre peggiore? Come si stanno attrezzando i poli cittadini di fronte a fenomeni di questo tipo? Sono pronti e preparati?
L’affermare, nei patti politici con i comuni, che verranno rispettati piani regolatori ampiamente irrispettosi del territorio rappresenta una prospettiva sensata? I meccanismi economici, ben più veloci dell’elaborazione di necessarie normative, travolgeranno le buone intenzioni e quindi non vi sarà né conservazione, né valorizzazione, né promozione del territorio? Ci si troverà dunque nella stessa situazione pianificatoria proposta dalla variante ’95 sul piano di Magadino a cui il nuovo partito dei sindaci ha dato pieno appoggio?
L’interessante dibattito attorno a Locarno e all’imbruttimento del tessuto urbano non può essere confinato in quella cittadina, ma deve interrogare tutto il Ticino, basti pensare al problema della densificazione degli indici di costruzione a cui dovrebbe accompagnarsi un prelievo di risorse che servano a valorizzare e proteggere altri spazi. In altre parole, la ricchezza che potranno produrre i poli sarà messa tutta nell’abbassamento quadriennale (ad ogni votazione) dei moltiplicatori o sarà restituita al cittadino sotto forma di qualità ambientale, di qualità territoriale volute da una nuova classe politica che sa guardare oltre il mattone? I titoli dei giornali non sono dunque all’insegna del passatismo ma d’una preoccupazione e d’una sfida che va tutta interpretata e preparata e che potrà costituire, se lo si vorrà, una delle innovazioni “tecnologiche” più importanti nell’ambito dei processi di fusione.
Un punto di riferimento interessante, non stretto nella nostra piccola dimensione territoriale, per sostenere riflessioni di questo genere può essere l’Associazione Metropoli Svizzera. Un gruppo nato nel 1994 che raccoglie personalità del mondo della politica, della pianificazione, della cultura, dell’architettura, della salute pubblica e dei mass media. I promotori partono dall’assunto che la Svizzera urbana sta assumendo una connotazione sempre più insediativa sulla spinta di cambiamenti così rapidi che arrischiano di sfuggire a qualsiasi controllo politico e che quindi si vanifichi qualsiasi auspicio di uno sviluppo sostenibile. In altre parole rischiamo di farci travolgere dai cambiamenti senza poterli né accompagnare e tanto meno dirigerli. Porre la progettazione delle fusione dentro questo filone di riflessione nazionale significa uscire dalla percezione limitata delle fusioni quale semplice crescita di un polo in termini di abitanti o di miglioramento dell’efficienza amministrativa, spesso tutta da dimostrare.
Ma non dimentichiamo la Confederazione stessa con i suoi documenti relativi allo sviluppo sostenibile in Svizzera, l’ultimo del maggio 2007 (Sviluppo sostenibile in Svizzera: una guida) e con il suo recente “Progetto territoriale” in cui elabora nuove visioni per uno sviluppo sostenibile del territorio.
Appaiono dunque necessarie visioni che anticipino il futuro e che pongano le basi per scelte operative forti.
Il tema delle fusioni richiede e richiederà un approfondimento anche in termini legislativi, relativo ai processi democratici che sorreggono tali scelte. Le esperienze finora fatte hanno messo a nudo lacune che dovranno essere colmate.
Una visione delle fusioni in termini di semplice efficienza e razionalizzazione ha fatto percepire quali disvalori le multiformi modalità di partecipazione dei cittadini a livello dei consigli comunali, delle varie commissioni, dei consorzi ecc… Tutti coloro che hanno vissuto esperienze di quel tipo hanno percepito virtù e limiti di quelle forme partecipative che comunque sono state agenzie di formazione per i cittadini, luoghi in cui si sono espressi conflitti ma anche progettazione e prossimità. Riflettere su come sostituire quelle forme partecipative diventa, oltre al tema relativo alla gestione del territorio, un secondo grande cantiere per qualunque processo di fusione. In una fase storica in cui si parla di “declino dell’uomo pubblico”, in cui si afferma che “non vi è più una cultura degli spazi pubblici” la riduzione degli spazi di pubblica partecipazione non può essere fatta alla leggera e sotto l’egida della semplice razionalizzazione.
Gregorio Arena, professore di diritto amministrativo all’Università di Trento, lo scorso anno ha pubblicato un interessante libro dal titolo “Cittadini attivi”. Nello stesso egli riflette e nel contempo rivendica il ruolo di cittadino attivo in contrapposizione al ruolo di cittadino amministrato. La concentrazione dei luoghi decisionali può rafforzare disinteresse e delega, trasformare il cittadino attivo in cittadino amministrato e allora bisogna aprire nuove vie e riflettere su cosa possa essere la partecipazione al di fuori delle istituzioni. La partecipazione era vissuta fondamentalmente dentro le istituzioni. Nel momento in cui si discioglie parzialmente questa dimensione perché non pensare che il cittadino, da solo o con altri, possa diventare attivo nella gestione dei beni comuni, possa essere un partner costante dell’amministrazione pubblica? Emerge allora un concetto che va oltre il semplice livello istituzionale ed è quello di amministrazione condivisa, vale a dire una amministrazione fondata sulla collaborazione fra istituzioni e cittadini.
Un’esperienza che va in questa direzione la sta vivendo il comune di Canobbio il quale porta avanti, in collaborazione con la SUPSI, un progetto di “Pianificazione partecipata”.
Sempre su questo nuovo filone di riflessione si collocano gli atti, apparsi in queste settimane, relativi al convegno:“La crisi dei confini. Verso un’ingegneria dello sviluppo regionale” tenuto all’Università della svizzera italiana. L’ingegneria dello sviluppo regionale è configurata come un processo di formazione (si parla perfino di regione apprendente) e partecipazione dei cittadini attorno ad uno o più progetti di sviluppo.
Quindi, quando si parla di fusioni nelle valli o attorno ai poli, è bene ripensare profondamente il concetto di cittadinanza per tornare a ricostituire, attorno a progetti innovativi, partecipazione, appartenenza e nuove identità. E’ un modo significativo per riaprire una dimensione pubblica oggi particolarmente mortificata da innumerevoli fattori così da rimettere assieme il binomio “città” e “civiltà”.
Anche questa è una sfida da preparare in anticipo ma di sicuro può costituire un’innovazione sociale che riallaccia i legami di prossimità, allontana la paura!
Caro Flavio,
ho letto con piacere le tue considerazioni sull’ architettura delle case e delle cose riferita a Lugano, città polo in continua espansione.
Mi chiedo se, fatte le debite proporzioni, anche Collina d’Oro da qualche anno si stia sviluppando in modo disordinato ed eccessivo grazie forse ad un piano regolatore troppo permisssivo ed ad una visione insufficiente nella sua globalità. Ci sarà ancora tempo per correggere il tiro?
Ciao
Rezio
concerne lettera su Area 15.6.07
caro Flavio,
il gusto della mezza vittoria che poi ha l’amaro della sconfitta, il peso del partito nella scelta dei candidati, ecc, al tuo articolo che pone con chiarezza la realtà oltre la partitocrazia, aggiungerei l’elemento ecologico-ambientale come strategia irrinunciabile e vincente.
ciao
roberto
Ci mancava anche il caso Stinca.
Ma sarà poi vero che non è nulla di grave ? Che chi attacca la povera Consigliera di stato Masoni lo fa solo per « strumentalizzazione politica » ? Che tutti ce l’hanno sempre con lei. Poveri questi Consiglieri di Stato /Presidenti di Enti pubblici che scelgono dei collaboratori convinti di fare del bene e poi questi, oltre che ad essere costosi e non proprio geniali, gli giocano
contro mettendoli in difficoltà !? Nessuna responsabilità diretta per quanto è successo quest’anno, è vero, ma i funzionari o direttori li hanno scelti e mantenuti loro e i loro c.d.a. « bulgari » ( e zeppi di rappresentanti politici)!
Ma la questione ETT è solo una delle ultime notizie. Lasciamo stare la questione “fiscogate” e l’incompetenza mostrata dalla Direttrice del Dipartimento, ma possiamo parlare anche di Banca Stato. Il processo concernente le malversazioni che l’ha in teressata ha dimostrato che non sempre le cose non vanno come devono neache là dove noi svizzeri-ticinesi (la famosa terza piazza finanziaria …) dovremmo dare tutte le garanzie. Hanno ragione gli alti dirigenti a criticare la magistratura che si è permessa di dire che forse le cose in quella Banca non funzionavano come questa si è permessa di dire ? E guai a chiedere scusa ai cittadini che versano i loro risparmi in questa Banca.
Come cittadina comincio ad essere un po’ disorientata. Faccio fatica a capire dov’è posta l’asticella sia dell’autocritica seria che quella dell’esclusione (perchè persino nel calcio dopo qualche cartellino giallo si resta in panchina o scatta l’espulsione).
Quando gli alti dirigenti o i nostri governanti impareranno a chiedere scusa per aver sbagliato, prima di attaccare e non dopo?
Troppo facile dire che un Consigliere di Stato deve assumersi ogni giorno delle responsabilità quando governa il paese, ci mancherebbe altro è lì per questo, e deve pure tenere in considerazione che ogni azione porta ad un reazione e gli sbagli hanno delle conseguenze. Chi ha voluto la bicicletta ….!
Ci mancherebbe altro che un Consigliere di Stato o un sindaco o un altro dirigente in Ente parastatale non svolga questo lavoro con responsabilità portando progetti concreti, ma a volte ammettere che si sbaglia è un atto di umiltà dovuto al cittadino.
In questo Cantone per alcuni a sbagliare sono coloro che si permettono di dire che si sentono a disagio. Questi cittadini non conoscono i fatti e pertanto fanno delle critiche solo per strumentalizzazione politica. Per alcuni di noi “comuni mortali” certi errori possono costare il posto di lavoro o la carriera e questo senza tante possibilità di discussioni.
Allora se coloro che devono assumersi le responsabilità politiche di alcune scelte non sbagliano mai, se coloro che criticano sono i cattivi, noi cittadini normali che stiamo nel mezzo da chi dobbiamo farci rappresentare? Se queste sono le regole della politica …. allora ditelo, perlomeno qualcuno di noi saprà cosa fare nei prossimi mesi.
Si vede che mi candido “per voltare pagina” ?
Lorenza
Ciao Flavio,
ho modificato la mia presenza nel mondo dei blog.
Ho cancellato gli ultimi due e ne ho aperto uno nuovo: (s)Punti di vista che ho piazzato sia su splinder (www.spuntidivista.splinder.com) che su iobloggo (www.spuntidivista.iobloggo.com).
La grafica non è certo perfetta. Ma per il momento mi tocca accontentarmi.
Aspetto i tuoi commenti.
Ciao. A presto.
Eruner
Caro Flavio,
hai toccato un tasto che personalmente ritengo dolente. come sai abito a Como e, anche se con alcune difficoltà di ricezione, qui da sempre la TSI è stata un punto interessante di riferimento, non tanto per le notizie locali o per le sceneggiate in dialetto, ma per la visione indipendente, un pò distaccata ma obiettiva con cui venivano fornite le notizie internazionali e che riguardavano l’ Italia. Ricordo anche belle trasmissioni di approfondimento e civilissimi dibattiti ed interviste; addirittura certi personaggi, aggressivi da noi, nei vostri studi diventavano più urbani e fin civili nei modi!!
Da qualche mese tutto finito.
E’ un vero peccato: è vero che la proposta televisiva è così invasiva ( perdonami la rima! ) che pochi in Italia se ne saranno accorti ma, ti assicuro che è veramente un peccato: parecchi miei amici lombardi hanno sempre apprezzato la TSI e so che a molti manca.
Non comprendo infine come mai in Ticino nessuno senta questa scelta come una effettiva chiusura; personalmente ritengo una grave perdita d’ identità per un enclave di 300,000 abitanti il rinunciare a far sentire la propria presenza e la propria ” attiva ” partecipazione alla vita culturale di un bacino d’ utenza potenziale di quasi 10 ml. di persone, le uniche, tra l’ altro, con cui condividono lingua, cultura etc etc…….
Un abbraccio Fabrizio
Ciao Flavio,
fra i temi del tuo ultimo post mi interessa la tua riflessione sull’incapacità del Ticino di adeguare la sua offerta alle richieste dei potenziali clienti.
Se restiamo al turismo, il potenziale non ci manca. La “regione dei laghi” (non solo il Ceresio e il Verbano ma anche quelli dell’Insubria) offre la possibilità di passare, in poco più di due ore, dal respiro e dall’offerta culturale della metropoli di Milano alle vette delle Alpi.
Tuttavia, continuiamo a presentarci sul mercato in modo frammentato.
A me sembra che ci vorrebbe poco.
Un primo passo? Sarebbe già molto se le Guide turistiche ufficiali, ad esempio quella di Lugano, Malcantone e Mendrisiotto, dedicasse alcune delle sue pagine per ricordare al nostro ospite cosa può trovare a Bellinzona (i castelli), Locarno (il festival ma non solo), Varese, Como o Milano. Eppure sembra vietato anche solo parlarne.
Mi auguro che il tuo blog possa essere lo spazio per discutere anche di queste opportunità, il luogo attorno al quale si cristallizzano, in mod trasversale, idee, proposte e voglia di agire.
Buona domenica.
Ciao Flavio,
bella idea il blog.
Ma siamo tutti cosi indaffarati da non riuscire piu’ a parlarci?
Oppure il blog é un modo moderno per ritornare ai rapporzi epistolari.
Beh, comunque mi piace.
Munsulmane praticanti o turiste facoltose?
Anni fa mi é capitato di stare sulla spiaggia du Rimini con una amica munsulmana. Gradi 36, noi tutti in costume, lei pantaloni lunghi e maglietta con gomiti coperti.
La sua religione gli impediva di essere vista in costume da altri uomini.
Al suo paese sono previste spiagge per per chi , come noi, puo’ usare il costume. anche davanti ad estranei di sesso diverso. Spiagge che le donne e le ragazzine munsulmane non possono frequentare.
Noi andiamo alle Maldive, a Sharm, a Dubai ecc , non ci preoccupiamo della religione munsulmana. Prendiamo il sole, ci divertiamo.
Almeno per reciprocità una spiaggetta potremmo riservarla.
Che fastidio puo’ darci una spiaggia per donne e ragazzine munsulmane?
Probabilmente poi dovremmo riservarne una anche alle donne ebree.
Vi immaginate se anche noi dovessimo rispettare le loro regole sulle loro spiagge?
cioa a tutti,
sono Antonio Franzi, giornalista varesina che da anni si occupa di rapporti trasnfrontalieri. Ho avuto il piacere di constatare che il volume “Nuove regioni europee: la sfida dell’Insubria” - da me curato insieme a Friedrich e Roic, è “sul comodino” dell’autore di questo sito web.
Vorrei allora aprire una discussione con voi su analisi e valutazioni relative al volume stesso.
Cordiali saluti
Caro Flavio,
complimenti per il tuo blog e per le finalità; avendo tutta la mia famiglia la doppia nazionalità non posso che condividerne gl’ intenti.
A proposito d’ Insubria ti segnalo che i club Lions al di qua è al di là della frontiera ( stabilisci tu da che parte è il di qua o il di là !! ) da sei\sette anni organizzano ogni due anni un incontro su comuni problemi, ricordo: Il traffico Pesante, Le Università dell’ Insubria, ed in particolare il Coordinamento tra le due Protezioni Civili che in seguito ha dato, buona prova, ahimè, nell’ incidente ferroviario di Chiasso. Se sei interessato posso metterti in contatto con la Commissione di Lavoro mista.
Un caro saluto Fabrizio
Ciao Flavio,
solo adesso, finalmente, scopro il tuo blog.
Sono convinto che possa essere uno strumento di comunicazione nuovo anche se ancora non ho individuato come utilizzarlo al meglio: per me è un campo di ricerca.
Già ti ho segnalato le mie incorsioni in questo mondo:
coraggiodiosare.splinder.com per appunti e riflessioni professionali (anche sul mondo dei blog)
ticinoblog.splinder.com (oppure .iobloggo.com) per tentare di capire il mondo dei blogger ticinesi.
Nuovo, invece, è ticino07.iobloggo.com che vuole essere uno spazio per discutere i temi dell’attualità politica ticinese (per cominciare, quella cantonale).
Mi rendo conto però che un blog necessita di una “cura” quasi quotidiana che risulta essere molto difficile se il tempo lo devi rubare ad altre attività professionali o al tempo libero.
Però vale la pena di tentare.
E mi piace anche il tuo approccio “tranfrontaliero”, forse l’unico che può aiutare questo nostro Cantone ad uscire dalla sua visione provinciale (o da ombelico del mondo come denunciava lo spettacolo del Cabaret di qualche anno fa “Allarme bomba…nig”)
Chissà, magari troviamo il modo di unire le forze.
Buona giornata.
Matteo
Ciao Flavio,
finalmente riesco a partecipare a questa buona iniziativa ispirata anche dal tuo commento sull’estate turbolenta che sta terminando. Sono d’accordo con te quando scrivi che “Lo scarto fondamentale fra le diverse civiltà mi pare piuttosto storico e sociale che antropologico e culturale”. Sono convinta che la libertà conquistata da noi donne occidentali negli ultimi decenni ha avuto un aiuto fondamentale dallo sviluppo economico. Finché la donna non ha potuto mantenersi economicamente in modo autonomo la libertà dalla famiglia era praticamente impossibile. Nel mondo mussulmano, ma non solo anche in moltissimi paesi in via di sviluppo di religione cristiana, il distacco dalla famiglia è si impedito dalla tradizione ma io credo soprattutto dalla impossibilità di sopravvivere individualmente. La mia piccola esperienza in Marocco con giovani donne mi ha maggiormente convinto di questo. Per esempio: la necessità di avere il consenso dei genitori per sposarsi veniva indicata come rispetto verso coloro che le avevano mantenute, magari fatte studiare e … come coloro che le avrebbero riaccolte in casa se ci fosse stato un divorzio. Se in questo paese trovare un lavoro non fosse cosa quasi impossibile (per tutti), sono convinta che sarebbe più facile una lotta per l’emancipazione femminile. Questo per sottolineare ancora una volta che la strategia migliore per poter vivere in un mondo dove la coabitazione tra le civiltà sia più armoniosa è quella della diminuzione delle disuguaglianze economiche a livello mondiale … bella utopia!
A presto
Fra
….adesso che TSI è andata sul digitale per sapere cosa succede di là ancora di più dovremo aumentare le comunicazioni, eravamo oltre 400.000 italiani a seguire la tv Ticinese ed è strano come un media così di massa, causa le tecnologie più avanzate, diventi selettivo.
Comunque buone vacanze
nik
Davvero un’ottima idea! Ma ci manca ancora un argomento su cui discutere, non pensi? Ho provato ad aprire alcuni testi dentro “Documenti” e “Le mie idee” ma non si aprono! Sarebbe però bello, ad esempio, discutere sul significato del termine “Liberalismo”, sull’italianità, su qualche affare internazionale, sullo “scontro fra civiltà”, o anche su certe cose cantonticinesi che potrebbero interessare anche il resto della Svizzera e la vicina Italia: ad esempio il progetto del “Polo culturale” a Lugano per 200 milioni di franchi
Insomma, gli argomenti non mancano!
Carissimo Flavio
Simpatico, testo molto carino, lineare……… bellissima idea.
Conferma la tua creativita’ , disponibilita’ e sensibilita’e spirito collaborativo che ho gia’ avuto occasione di provare e spero di poter continuare.
Ciao Valerio
Biasca, 12.7.2006